Solitudini

Luglio 2, 2008 at 9:48 am | In Il Blogga Storie | No Comments
Tags:

Ecco perchè. Ora riusciva a spiegare la timida sensazione che la preservava da ogni relazione. Quel ticchettio impalpabile le aveva costruito una prigione di singhiozzi alla quale non sapeva oramai rinunciare. Era iniziato tutto inconsapevolmente. Come accade spesso, sono le sospirate testimonianze che incrinano lo scorrere abitudinario della vita. Traumi, mascherati da favole inimitabili.

Era l’estate dell’86. Il caldo respiro del mare s’insinuava attraverso i muraglioni che proteggevano le imbarcazioni. Dolly respirava profondamente la salsedine, provava un insolita libertà pensando all’ossigeno che solcava l’orizzonte, attraversava le burrasche in mare aperto, si increspava, risaliva nel tepore del mezzogiorno e si riversava nei suoi polmoni per renderla ancora una volta, libera. E mentre ripercorreva le distanze, l’immensità si schiudeva dentro di lei rendendola ancora più fragile di quanto non fosse.

L’avevano abbandonata. Non che questa solitudine non le piacesse. Anzi. Vedeva una sedia, al fondo della sala, in un angolo lasciato in penombra dall’inclinazione dei riflettori, quasi volessero salvaguardarne la condizione. “Scusi, lo spettacolo è finito da un bel pò” disse una voce che veniva dall’imbocco del corridoio. Non riusciva a distinguere le parole, ma quel modo di accavallare i suoni lasciava trasparire una timidezza che non le pareva sconosciuta. Si alzò per controllare chi fosse, incuriosita. Il cuore cominciava a battere come mai aveva osato. Si avvicinò nella direzione da cui proveniva la voce che l’aveva richiamata. Attraversò le file di poltroncine, inseguendo un passo dietro l’altro poggiava le mani sugli schienali sperando di non precipitare. Lo schermo, una parete biancastra leggermente illuminata da una luce soffusa, le rendeva la vista meno impossibile. “Non riesco a raggiungere l’uscita, potrebbe accendere la luce, signore?” Camminava da tempo, ma il pavimento era come se annullasse i suoi passi. E la penombra non le permetteva certo di capire quale fosse lo spazio che la divideva dall’uscita. Purtroppo nessuno l’avrebbe aiutata.

Quando si risvegliò dal sonno girò la testa a sinistra, cercando di seguire la voce che l’aveva richiamata. Sullo sfondo alcuni ragazzini inseguivano un pallone azzuffandosi nella polvere. Una barca tagliava lo spettro d’acqua piatta segnando il confine fra i due mondi. Il suo, appartato e silenzioso. Quello maschile, che non avrebbe più raggiunto.

Schedature…la mia passione per i rom

Giugno 27, 2008 at 5:13 pm | In Certe cose succedono solo da noi, Politica e società | 1 Comment
Tags: ,

Non saprei come fartelo capire. Non puoi pretendere che la complessità delle idee che mi arrovellano il cervello in questi giorni possa risolversi in una battuta accennata in una serata fra amici. Sempre che il boccale mezzo vuoto non possa travisare quello che avrei da chiarire.

Ascoltami, presta bene attenzione, perchè non controllo l’espressione orale e di certo non è la dialettica quello che cerco. Non ne sono capace. E se anche fosse ne sarei soltanto angustiato. C’è un sentore sgradito, una strana sensazione di fastidio che non riesco a cogliere a pieno. Affastella l’aria in rivoli che mi attraversano il cuore, lo trafiggono come se lo puntellassero e lo rendessero inerme.

C’è qualcosa, sì, sempre, qualcosa che non mi abbandona anche quando ti allontani. Ti seguo attraverso lo spazio immateriale, attraverso le parole che si rincorrono in televisione. Ti rivedo, ti sento ovunque, e non posso che rimanerne disgustato. Ora, forse, ho capito. Spero di non fraintendere, ma penso di essere giunto ad una conclusione.

Il pensiero che mi assilla nasce dal non sapere dove sei. Di non sapere cosa fai. Non riesco a seguire i tuoi movimenti quando avrei bisogno di tracciarli con lo sguardo per non lasciarti sfuggire. Non è il possesso quello di cui ho bisogno.

Non è una passione insana in fondo. Devo curare la mia insicurezza. Devo sapere, assolutamente. Solo così troverò pace. Sì, penso che schedarti sia il rimedio ai miei problemi. Tracciabilità, è questo che intendo. Forse, un giorno, me ne sarai grato. Perchè potrebbe dispensarti da una brutta fine. Ci siamo intesi, vero?

Foto | Flickr

Stradale 106, la strada della morte

Giugno 21, 2008 at 3:32 pm | In Maschere di Oggi | No Comments
Tags:

La chiamano così, ha un numero, il 106, come tutte. Un male, tremendo, come molte. Ieri sera, era mezzanotte,uno schianto, l’ennesimo. E come diranno, oggi, degli “angeli” hanno salutato la vita sulla strada della morte. la statale che da Taranto porta a Reggio Calabria. Un altra vergogna di questo sud che è stanco.

E’ sempre così però. Uno squillo assordante richiama l’attenzione, scuote la mente dal topore quotidiano.

Ora il caldo, di certo, facilita che si sprechino slanci inutili. Ma bisogna farlo. L’evento lo richiede. Che non sia più di una feticistica abitudine. Parliamone, discutiamone, non più del tempo necessario che possa asciugare le lacrime. Sarebbe troppo. Restano i corpi al suolo, i nostri, il dolore, immenso, di chi rimane, la rabbia, di chi non può nulla, il disinteresse di chi potrebbe.

Ma questi sono altri problemi. Basta versare lacrime inutili, ho un corteo a cui partecipare, un nuovo abito da indossare ed una vanità immensa da colmare.

Fonte | la Repubblica

Foto | Flickr

Gilmour e la favola dei Mun

Giugno 20, 2008 at 5:30 pm | In Storie di ordinaria fedeltà | No Comments
Tags: , ,

Sul lato oscuro della Luna. “Ti piacerebbe venirci, eh?” “Certo. Aspettavo solo che tu me lo chiedessi”.

Ecco fatto, sei qui con me. Fai un passo in avanti, concediti al pubblico. Ti stanno osannando. Non è molto diverso da quello a cui sei abituato. Un tavolo, una birra, una pizza. Delle sedie vuote di fronte a te. E qualcuno forse, al termine, applaudirà.

Niente più. Cambiano i numeri. Cambia il posto. E poi. Forse hai ragione, qualcosa di diverso c’è. Ma i sogni esistono. A volte, poche, a dire il vero, si realizzano. E quello che fino a ieri era il tuo idolo ti sorride al tuo fianco, ti strizza l’occhio e ti apre la strada per l’ultimo assolo ed un giro di chitarra che rimbomberà nella testa.

Godetevi la reinterpretazione dei quasi sconosciuti Mun con il dio della chitarra, David Gilmour.

Location: Cadogan Hall per inaugurazione del Chelsea

Festival

Intercettazioni, cosa è meglio di cosa?

Giugno 19, 2008 at 3:07 pm | In Certe cose non succedono solo da noi | No Comments
Tags:

telefono, intercettazioni, leggeE’ una magra consolazione o qualcosa di cui preoccuparsi? E’ difficile dirlo. Se in Italia le intercettazioni sono diventate un caso politico per il loro uso indiscriminato, in Svezia di certo non se la passano molto meglio. E non è detto che la tendenza in atto non sia così lontana dal nostro paese, sempre attento alle mode meno auspicabili dell’estero.

Se n’è fatto un gran parlare in questi giorni sulla rete. Blogger arrestati, siti internet oscurati. Provvedimenti da terzo mondo o da regime dittatoriale. Non si tratta dello stesso argomento ma le previsioni non riservano nulla di positivo. Il parlamento svedese ha approvato la controversa legge sulle intercettazioni: il governo sarà libero di tracciare le chiamate internazionali, le mail ed i fax. Assicurano che i provvedimenti interesseranno solo le comunicazioni internazionali, ma gli esperti sono titubanti sulla possibilità di poter distinguere le chiamate nazionali da quelle che non lo sono.

Bei tempi per la libertà d’espressione, comunque. Non siamo alla limitazione dei diritti civili e non voglio essere catastrofista, ma…non c’è da stare sereni. Almeno per chi ha qualcosa da dire. Sempre.

Foto | Flickr

In attesa della Spagna

Giugno 19, 2008 at 9:59 am | In Politica e società | 2 Comments
Tags:

euro 2008, italia, franciaScotta, certo. Avrebbe fatto male. Più dolorosa della parole di commiserazione che gli amici ci avrebbero dedicato, più bruciante delle parole insinuose di chi non ci gradisce.

Il rammarico, e la delusione giustificati. Giustificabili per quello che ci vediamo intorno. Giustificabili perchè, nonostante tutto, non è che ce la passiamo bene. Giustificabili perchè l’aspettativa era tanta, e più che esacerbare la mancanza di prospettiva, avevamo bisogno di un sogno in cui dimenticare.

Un’ora e mezza di passione, di pura estasi sportiva. Un’ora e mezza. Non si chiedeva di più. Per addolcire una vita, che, diciamolo alla Malet, è uno schifo. E per quanti si rassegnavano al peggio, anche io nelle ore di depressione acuta l’ho fatto, ancora una partita per continuare a sognare. In fondo siamo italiani, e le cose, se son semplici, non ci emozionano. Siamo suggestionati dal pericolo, così tanto, da amarlo paurosamente. Un plauso al nostro essere disorganizzati. Un grazie, a chi, nel pallone, nutre i sogni di chi altrimenti non può sognare.

In attesa della Spagna, e di un nuovo sogno.

Tragedia di Mineo, e non solo

Giugno 12, 2008 at 4:23 pm | In Maschere di Oggi | No Comments
Tags: ,

1 ogni 3 minuti. Una fredda statistica, un calcolo distaccato, un gioco di numeri, vuoti ritornelli. Per quanti lo stanno a sentire. Per quanti non fanno attenzione.

Una scatola ci passa informazioni, allunghi la mano mentre riempi un bicchiere.

“Me ne versi un pò anche a me”.

“Cosa, acqua o vino?”

“Che dicevano uno per tre, 6 in che cosa, ma dove poi?”

Se solo potessi fermarmi, se solo potessi pensare. 1 ogni 3 minuti, che triste statistica. In Europa succede ancora, un morto sul lavoro ogni tre minuti. Non chiederti perchè, non pretendere una spiegazione. Certo, rammaricati, il tempo di una battuta.

“Ma va, poverini”…E’ tempo di cambiare bicchiere. “Me ne versi ancora un pò?”

Storie di ordinaria fedeltà (2)

Giugno 11, 2008 at 1:49 pm | In Storie di ordinaria fedeltà | No Comments
Tags: ,

Apro la porta di casa, faccio un passo oltre la soglia. Sistemo il tappetino con la solita attenzione.

Lo noto quando qualcuno, inavvertitamente, ci passa sopra. E noto anche ogni impercettibile spostamento rispetto alla sera prima. Penso lo facciano di proposito, ma non so con chi prendermela.

Allora lascio sbollire la tensione. E’ ancora l’alba. Fuori dal condominio avverto la frenesia della città. Un auto, che usciva dalla sosta, ha evitato di inserire la freccia. Un colpo improvviso ed una secchiata di bestemmie si riversa sul quartiere.

Alcuni randagi sono venuti a fare razzie da queste parti. Di solito la zona è ben curata, e non lascia mai spazio ad alcuna degenerazione. Dei teppistelli in vena di pazzie ieri sera avranno rovesciato i cassonetti dell’immondizia. Sento le urla degli automobilisti. Esasperati dal tempo che scorre fanno a zig zag tra la spazzatura.

Incrocio un pakistano, mi sorride, come se mi conoscesse. Che vuole questo? Respiro profondamente, espiro lasciando che l’ossigeno mi attraversi velocemente il corpo. Lo faccio fluire attraverso le vene. Irrora le dita delle mani.
Non è un buon giorno per uscire di casa. Ripercorro velocemente le scale, la porta si chiude alle mie spalle. Questa fedeltà mi soffocherà. Quando si sfogherà non saprò più controllarla.

Europei 2008: mai fieri, comunque orgogliosi

Giugno 10, 2008 at 1:18 pm | In Il Blogga Storie | No Comments
Tags: ,

Toni, europei 2008, italia-olandaNon è certamente il giorno migliore per ritornare a postare.

Per quanti non seguano il calcio è un giorno qualunque. Per tutti gli altri è un giorno vissuto sottotono, controvoglia, qualora la rabbia accumulata non faccia sbraitare contro l’uomo che, sull’autobus, seduto al tuo fianco si dimena e barcolla biascicando parole insulse sul mondo, la città, i mezzi che sono sempre in ritardo.

Speravi di scostare dalla mente l’immagine di Buffon, che in tenuta ospedaliera, accasciato sulla sedia, con aria dimessa, subito dopo la partita, si scusa con te e con quanti abbiano assistito allo scempio. Lo pensavi, ieri notte, ed in fondo ci speravi veramente. “La notte come sempre, lava i ricordi, e come sempre rende meno brucianti le delusioni”.

Ed invece no. Stamane le stesse sensazioni, quasi rinvigorite dal riposo. Nonostante tutto hai un impegno. Il lavoro, l’ostacolo del traffico da sorbire e superare col sorriso, il tuo capo che ti dice: “Da oggi, non ammetterò più un minuto di ritardo”. Quello stronzo al semaforo non si è fermato. Era rosso, ma ti è venuto addosso. Nulla di grave, quanto basta per addolcire la giornata.

E poi, se solo dovessi pensare a tutto il resto. Quante delusioni da inghiottire. Dai uno sguardo sul mondo, restringilo sull’Italia, poi sulla Campania, passando per il Santa Rita di Milano, poi ti fermi, non molto, perchè il mondo t’insinua, guardi al passato, e per quanto ti senta inutile pensi che sei ancora fortunato. Mai fiero, ma comunque orgoglioso.

Spiragli

Maggio 8, 2008 at 8:42 pm | In Il Blogga Storie | No Comments
Tags: ,

- “Ho una via d’uscita. Ho visto, ho visto nel futuro. Non fiatare e seguimi. Non ci sono parole da sprecare. O forse è meglio restare in silenzio. Vieni qui con me stammi vicino”.

- “Perchè ti comporti così? Sei strana questa notte. Non ti ho mai vista in questo stato.

Prima che il calco di mano aperta potesse afferrarla fece un balzo all’indietro, si lasciò trasportare dalla corrente. Il volto sereno era tremendamente pallido. Si perdeva in quello sguardo che le raccontava di luoghi sconosciuti. Rimasero fermi così in quell’immutabile secondo che li avrebbe sconvolti. Quell’attimo imperturbabile, eterno. La tensione univa i loro corpi con la stessa energia che sperimentarono nella squallida camera da letto che li vide amanti. Lui, poco più che ventenne sapeva come muoversi. Lei, che di anni ne dimostrava molti di più, si lasciava trascinare. In balia di una forza che la faceva godere. Aveva deciso di abbandonarsi. Da sempre non faceva altro che lasciarsi dominare. Era un piacere indicibile, la sottomissione che le ricopriva la pelle ritraendosi lasciava un perverso senso d’abbandono al quale non sapeva rinunciare. Ed ora, ne voleva sperimentare il piacere sublime.

Un passo all’indietro, un salto nel vuoto le avrebbe portato il piacere assoluto. Il migliore perchè il più audace.


Pagina Successiva »

Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.